IL TAMBURO:

IL TAMBURO:

In questi giorni mi è tornato in mente un accorgimento che feci durante il mio primo stage di quest’anno, in una scuola primaria, classe prima, dove seguivo un’alunna con Sindrome di Down e ritardo cognitivo grave.

Ogni giovedì accompagnavo la bimba che seguivo a musicoterapia. La musicoterapista mi chiedeva sempre di partecipare alle attività che proponeva, accompagnando per come porevo/riuscivo (non era importante) con uno strumento.

Di solito potevo scegliere io, sceglievo la chitarra perché mi piace come suono e mi rilassa pizzicare le corde.

Durante uno degli incontri però scelse lei lo strumento, il bongo (quel tamburo africano).

Nel mentre che lo “suonavo” notai una cosa, una mano la riuscivo a controllare, andava a ritmo l’altra… No… Era molto più lenta, non sempre toccavo, se provavo a coordinare le due mani non funzionava sembrava che ognuna andasse per conto proprio.

Esternamente non si notava gran che (si alla fine lo avevo chiesto alla mia tutor che andavamo d’accordo e le avevo parlato anche dei miei progetti) ma internamente… Sentivo una stanchezza e incapacità nel coordinare occhio-mano incredibile.

Così pensandoci ho detto beh dal tronde è come sul foglio, se tengo il foglio inclinato e scrivo con una mano mentre l’altra è ferma tutto ok, ma se radrizzo il foglio non è tutto ok, perché la gestione dello spazio diventa difficile così come controllare la mano… se devo cancellare occhio e mano con la gomma e l’altra mano non vanno d’accordo.

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