“Aspetta ho fame, ho sete… “

“Aspetta ho fame, ho sete… “

Qualche settimana fa, ho trovato nella mia Home di Instagram il post di @dr.gianluca.lopresti, che diceva “Quando un genitore inizia a fare i compiti con il proprio figlio dislessico, arrivano tutte le scuse di questo mondo: ho fame, ho sete, devo andare in bagno” (Fai click qui) e mi è venuto da sorridere perchè… E’ proprio vero!

Il primo pensiero è stato “ma sono io” poi, mi sono soffermata sulla parola “scuse” e ho pensato sono vermanete delle scuse? Erano per me scappatoie o era altro?

Così riflettendoci, tornando in quei momenti, non erano scuse, erano dei bisogni che sentivo realmente, avevo veramente fame, una fame intensa come quando si avvicina l’ora di pranzo, avevo veramente sete, come quando fa tanto caldo e si è sotto il sole… A me succedeva anche spesso di dire “vado a fare un giretto e torno” e facevo giretti per casa, non perchè volessi perdere tempo ma perchè sentivo la necessità di muovermi, quella stessa necessità che provo dopo un po’ che sto seduta a guardare un film, giocare a un videogioco ecc… Quel bisogno che cerco di spiegare come elettricità dentro di me che per scaricare devo muovermi.

Per me tutte queste non erano scuse, erano bisogni, forti, che se non soddisfatti mi rendevano nervosa, erano per me distrattori e non mi permettevano di concentrarmi.

Riflettendoci poi, spesso chiedevo di mangiare qualcosa, avvertivo tanta fame, e mangiando mi calmavo, l’ansia si calmava e quindi ero più pronta (se si può dire) per studiare. Spesso quando studiavo sopratutto da più grande, mi saliva l’ansia a mille, avrei potuto passare ore a rileggere la stessa frase, l’ansia sarebbe aumentata e nella mia testa sarebbe rimasto il nulla assoluto, così andavo a sbeccolare qualcosa ed ecco che tornavo tranquilla pronta ad affrontare una nuova pagina.

Spesso ho usato anche questi bisogni come ricompense, era faticoso per me leggere una pagina, così sapevo che alla fine potevo ricaricare le batterie andando a bere, a fare un giretto nelle altre stanze, era per me una motivazione, il mio promt sapevo che tanto primo o poi avrei riavuto quel bisogno e quindi prima di avvertierlo lo soddisfavo, premiandomi per lo sfozo che avevo appena fatto.

Tutto questo è diverso dalle situazioni dove invece il compito era troppo difficile per me e quindi lì sì che usavo queste frasi come scuse, per fuggire dalla situazione, dal compito che non riuscivo a fare.

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