RAPPORTO TRA DISLESSIA E LINGUE STRANIERE:

RAPPORTO TRA DISLESSIA E LINGUE STRANIERE:

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Oggi voglio parlarti dell’argomento scelto da @chiara_rizzello95.

Premetto che, le lingue straniere che ho studiato/studio sono il tedesco e l’inglese. Strutturerò il post due parti, nella prima parte racconterò la mia esperienza con l’inglese, nella seconda, con il tedesco. Bene, ora, iniziamo!

Negli anni ho incontrato alcune difficoltà con l’inglese, anche se, crescendo ho imparato a compensare. Ora lo scrivo, leggo e parlo tranquilla. E’ sempre stata una lingua che mi attira, che mi piace. Inizialmente la vedevo esclusivamente come una materia scolastica da imparare, poi è cambiato.

Alle elementari facevo davvero tanta fatica sia nello scritto, che nella lettura che nell’imparare nuovi vocaboli.

Alle medie, la lettura e scrittura sono continuate ad essere una mia difficoltà (dopo ti spiego il perché) mentre per i nuovi vocaboli, ho iniziato a trovare meno difficoltà. Ho iniziato a guardare cartoni e piccoli video su youtube in inglese, ad ascoltare canzoni in lingua e piano piano imparavo nuove parole, mi restavano in testa, poi andavo a guardare il significato e lo memorizzavo associandolo a quando potevo utilizzare quella parola e ad un esempio personalizzato.

Alle superiori ho poi iniziato a leggere libri, semplici, ma solo in inglese. Ho iniziato a giocare a giochi in inglese e mettere le impostazioni del cellulare in lingua.

Ho poi conosciuto alcune persone americane, che non conoscevano l’italiano e quindi ero costretta a dover usare le parole che imparavo (mi sono imposta di non guardare google traduttore, altrimenti era troppo facile…), loro subito capirono la mia difficoltà, quando sbagliavo a scrivere le parole, me le riscrivevano giuste, evidenziando cosa sbagliavo, poi facevamo argomenti che le comprendessero così che le dovevo per forza memorizzare (non ti dico quante volte me le hanno dovute ripetere…) e ha funzionato. Piano piano, ho iniziato a migliorare anche la mia forma scritta, riuscendo sempre meglio. Abbiamo poi anche iniziato a parlare in forma orale, quindi dovevo iniziare a migliorare anche la pronuncia e a capire una pronuncia più specifica, un parlato più veloce da quello che si impara a scuola.

Questo mi è stato poi anche utile per i viaggi delle ultime estati, Londra, Bristol e Cardiff.

Con la grammatica non ci vado d’accordo, è la mia acerrima nemica, ovvero, se devo parlarlo o scriverlo ora non ho più problemi ma… se mi viene presentato un esercizio focalizzato su di essa ti assicuro che il 90% lo sbaglio.

Come avevo anticipato prima, scrittura e parlato, per me sono come due lingue separate, ed ecco perché poi sbagliavo nell’ortografia… Cioè?

Siccome le parole si dicono in un modo ma si scrivono in un altro.. Io scrivevo quello che pronunciavo, quello che sentivo, dimenticandomi completamente della regola ortografica o di come si scrivesse la parola. Se leggi un testo scritto da me negli anni precedenti, le traduzioni sono giuste, ha un senso, ma è scritto completamente con parole come si pronunciano, non come si scrivono.

es. la parola “book” → io la scrivevo “buc” perché si pronuncia così…

Questo non è stato facile farlo capire ai docenti, ritenevano che era perché “non mi applicavo”, in realtà io ce la mettevo tutta ma per me erano due cose separate, infatti le ho imparate come due lingue staccate che però vanno a braccetto e così sono nella mia testa…

Tanti sono stati i 4 alle verifiche “ti do 4 perché hai fatto troppi errori ortografici… il contenuto però sarebbe da 9…” (e il pdp c’era te lo assicuro!).

Un’altra difficoltà trovata a scuola, era la lettura, molte volte mi veniva chiesto di leggere un esercizio, un testo ad alta voce, e li diventavo lentissima, seppur passavo tutto il pomeriggio prima a leggere e rileggere il testo, quando arrivavo a scuola e la prof mi chiamava per leggere… Era come se fosse la prima volta che vedevo quel testo, non riuscivo, leggevo una parola ogni “secolo” e pure sbagliata… Questo portava a rimproveri, a costatazioni della docente come “ma non ti applichi!”, “ma non studi!”, in realtà non era così…. Se già per me leggere ad alta voce in italiano è una difficoltà… figuriamoci per una lingua straniera…

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